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"Il francobollo è propagatore di notizie,
legame tra famiglie lontane, messaggero tra gli amici, conforto nella solitudine,
veicolo di commercio e dindustria, elemento di progresso umano, promotore
di fraternità, di pace, di buona volontà fra gli uomini e le nazioni"
(da uniscrizione del palazzo delle poste di Washington). Era
il 1° Giugno 1850 quando le poste del Lombardo - Veneto emettevano il primo
francobollo circolato in Italia, seguendo lesempio della riforma inglese
(1840) che con lintroduzione di una nuova tassazione intendeva combattere
i frequenti abusi a danno dei servizi postali: la penisola italiana era allora
disseminata di regni e ducati, i prìncipi erano considerati tali per grazia
divina, e larretratezza imperava tra i più proprio come le aquile
asburgiche, effigiate trionfanti sui primi esemplari in circolazione nel nostro
paese; qualche tempo dopo, il 15 novembre 1864, sulla rivista parigina Le collectionneur
de timbres-poste il giornalista Georges Herpin, in sostituzione di timbromania,
coniava la parola filatelia, utilizzando i vocaboli greci fìlos
("amico") e atéleia ("esenzione dallimposta",
immunitas per i latini), termine questultimo che indicava proprio
il francobollo, dal momento che la sua applicazione sulla corrispondenza lo fa
viaggiare "in franchigia", essendo il porto già pagato. Se fin
dalle radici etimologiche lamicizia per il francobollo ha
così un debito con la filologia, il presente articolo ha la modesta pretesa
di illustrare il loro non troppo idilliaco rapporto nelle emissioni dello Stato
Italiano [1], della Città
del Vaticano e della Repubblica di San Marino che hanno avuto per soggetto luoghi,
eventi e personaggi del mondo classico (in stragrande maggioranza, vedremo, latini
più che greci): quasi 150 anni di storia attraverso i quali il francobollo,
usato in origine come semplice forma di pagamento della tassa postale e divenuto
nel tempo mezzo di celebrazione, si è trasformato ora in efficace strumento
di sapere, ora persino in veicolo di propaganda politica. Le Poste Vaticane,
Sanmarinesi ma soprattutto le Poste Italiane non hanno dimenticato di commemorare
i diversi personaggi della classicità che hanno contribuito allarricchimento
del patrimonio culturale del proprio popolo, tuttavia molto spesso sono incorse
in errori "filologici" tanto sconcertanti quanto più banali;
in Italia, ad esempio, dalle retoriche e strumentalizzate rievocazioni del "classicismo
di cartapesta" fascista si è passati alle sobrie celebrazioni della
Repubblica, con lunico denominatore comune di accompagnare una scarsa precisione
filologica ad emissioni graficamente ineccepibili e per la verità assai
eleganti. Alle rimostranze del lettore che ritenga pedanti le nostre ricerche
di filologi vorremmo rispondere con lironia che la leggerezza dellargomento
forse richiede: un francobollo non ha certo la pretesa di essere unedizione
critica, tuttavia se si considera che il collezionismo filatelico ha tra i suoi
scopi quello di fornire con abbondanza nozioni utili ed interessanti indicazioni
sulle vicende e il progresso dei vari popoli in tutti i campi delle conoscenze
umane, non ci sembra frutto di un ozioso "pascolare tra i libri" (Ath.
1, 22d) la constatazione che alcuni francobolli sono "sbagliati", intendendo
indicare con tale attributo "quella carta valore postale che presenta errori
nella dicitura o nel disegno, tali da falsare la verità o da offendere
la logica e la ortografia" [2].
Le emissioni italiane sono piene di francobolli sbagliati [3],
ma quelle dedicate a personaggi vissuti prima di Cristo presentano, oltre a volute
omissioni [4], inesattezze
a volte stucchevoli. Se si considera che un francobollo nasce solo dopo un attento
esame da parte di una commissione di esperti, una svista sicuramente grave consiste
nel celebrare nellanno sbagliato il bimillenario di una particolare ricorrenza
quale la nascita (o la morte) di un personaggio vissuto a cavallo della venuta
al mondo di Cristo, posta tradizionalmente in un anno (lanno 0 appunto)
che, non essendo in realtà mai esistito, non dovrebbe essere calcolato
[5]. La possibilità
che il computo dellanno 0 costituisca una convenzione filatelica non giustifica
lerrore, in quanto diverse volte viene invece seguito quello che riteniamo
essere il giusto calcolo (così il bimillenario della morte di Orazio, avvenuta
nell8 a. C., è stato correttamente commemorato nel 1993, vd. infra).
Limprecisione si verifica già nei valori dedicati a Virgilio, il
quale ebbe lonore di essere il primo autore classico celebrato, dal momento
che il 21 ottobre 1930 le Poste dellallora Regno dItalia ne commemorarono
il bimillenario della nascita (avvenuta ad Andes nel 70 a. C.) [6]:
lemissione, i cui soggetti illustrano i versi del poeta augusteo, apprezzato
principalmente per essere, nellaccezione imperialistica del regime, limmortale
cantore delleterna gloria dellImpero di Roma [7],
si presenta assai solenne (ben nove valori diversi) ma con alcune inesattezze
filologiche, in particolare: 1) Il val. da c. 15
[VEDI FOTO] reca nella didascalia
il verso ecce tibi Ausoniae tellus hanc arripe velis (Aen. 3, 477)
eppure i due protagonisti dellepisodio Eleno ed Anchise sono colti non già
nellatto di conversare ma mentre si atteggiano in un saluto romano chiaramente
propagandistico. 2) Nel val. da c. 25 Enea
rivolge il suo saluto allItalia: la citazione è imperfetta, perché
ciò che si legge è soltanto una parte di Aen. 7, 120-2 continuo
SALVE FATIS MIHI DEBITA TELLVS / vosque ait o fidi Troiae salvete Penates /
HIC DOMVS HAEC PATRIA EST. Genitor mihi / talia namque, essendo soppressa
la "superflua" invocazione ai Penati. La serie virgiliana (in cui
le altre emissioni appaiono esenti da errori [8]),
pur celebrando in anticipo il bimillenario della nascita del poeta, per il suo
forte messaggio propagandistico dovette risultare molto cara al regime, tanto
che successivamente ne venne dato valido corso, con la rispettiva sovrastampa,
anche in Cirenaica, in Tripolitania, e nelle isole dellEgeo sotto influenza
italiana. Del resto tutti i temi della pubblicistica fascista ricompaiono puntualmente
e in modo esplicito nella serie del 1932 celebrativa del decennale della marcia
su Roma; una curiosità: nel val. da L. 5 + 2, 50 sullo sfondo di unarena
compare Giulio Cesare, mentre la didascalia "Antiche vestigia - Nuovi auspici"
è il manifesto dellesasperato classicismo dellepoca [9],
che, "latinizzando" alleccesso, crea un monstrum come limprobabile
motto volare necesse est nel valore da c. 75 della stessa serie. In tale temperie
culturale il 1° Luglio 1936 veniva celebrato (stavolta correttamente) il bimillenario
della nascita di Orazio (avvenuta nel 65 a. C.), tuttavia anche la serie dedicata
al poeta di Venosa (ben 11 valori tra cui 4 di Posta aerea) non fu esente da errori:
in particolare desta perplessità il val. da c. 50, per la scelta davvero
singolare di presentare il poeta ritratto su un medaglione conservato al museo
di Cracovia, in cui liscrizione chiaramente tarda (in unepoca in cui
laspirazione iniziale non era più percepita) lo chiama ORATIVS, con
una grafia che, lontana dalla norma classica, ne corrompe discutibilmente il nome
[10]; non meno scorretta
appare la citazione nel val. da L. 1, 75 + 1, 00 in cui, sotto limmagine
di un fauno che suona la siringa su un ceppo, le parole di Carm. 1, 1,
29 sono riportate in maniera assolutamente divergente dalla più attestata
tradizione [VEDI FOTO]: anziché
me doctarum hederae praemia frontium troviamo infatti la lezione me
doctarum ederae proemia frontium, sicura trivializzazione grafica del testo
oraziano. Oltre a questa serie (che, va detto,
si presenta corretta negli altri valori [11]),
in onore del poeta venusino sono da annoverare anche i valori di Posta aerea [12],
per quanto il personaggio più amato dalle Poste Italiane fosse in quegli
anni Augusto, celebrato con una serie tra le più solenni (ben 15 francobolli
tra valori ordinari e di Posta aerea) che avrebbe dovuto costituire il fiore allocchiello
della filatelia italiana, al punto che persino il primo giorno di emissione coincise
con il dies natalis dellimperatore (23 settembre): nato nel 63 a. C., Augusto
avrebbe avuto il suo bimillenario di nascita soltanto nel 1938, ma il desiderio
di mostrare la faccia aggressiva del regime, in coincidenza con le nuove spinte
imperialistiche dellItalia, suggerirono di magnificare quanto prima levento
[13], così che una
seconda corretta celebrazione fu affidata lanno seguente a due valori [14]
emessi con imbarazzo nella sola Africa Orientale Italiana. Nella serie del
bimillenario augusteo compaiono soggetti che illustrano brani delle Res Gestae
Divi Augusti: le citazioni del testo sono spesso incomplete e nella maggior
parte dei casi si discostano dalla ricostruzione fatta dai filologi, con tagli
arbitrari e cesure accortamente studiate a fini politici e propagandistici dal
celeberrimo Min. Cul. Pop., accorto nel mettere in evidenza i temi che il principe
aveva enumerato con grande capacità persuasiva, come: 1)
La pacificazione dei mari nel val. da c. 10 [VEDI
FOTO] (in 4, 1 si legge MARE PACAVI a praedonibus ma, per esaltare
ancor di più la forza della nostra Marina Militare, si omise la seconda
parte a praedonibus, rendendo assoluta lopera di controllo sui mari).
2) Le guerre vittoriose per mare e per terra (BELLA TERRA
ET MARI c[ivilia exter]naque TOTO IN ORBE TERRARVM S[AEPE
GESSI] VICTORQVE OMNIBVS in 1, 13-4) nel val. da c. 15. 3) La pietas
di Augusto nel val. da c. 20 (Duo et octaginta TEMPLA DEVM IN VRBE consul sex[tum
et auctoritate] senatus REFECI in 4, 17-8) con una curiosa particolarità:
limperatore vi compare ritratto in veste di Pontefice Massimo col capo velato
nella statua detta "di Via Labicana" (Museo Nazionale Romano); tale
scultura, notoriamente mutila, nella vignetta riacquista "miracolosamente"
il braccio destro. 4) Il censimento della popolazione ricordato nel val. da
c. 25 (Et in consulato sexto CENSVM POPVLI conlega M. Agrippa EGI in 2,
2) con riferimento alla nascita di Gesù Cristo, per cui sotto la croce
vengono citate le parole di Virgilio iam nova progenies caelo demittitur alto
(Ecl. 4, 7), secondo linveterata interpretazione cristiana. 5)
Il fatto che Augusto sia considerato continuatore dellastro di Cesare (Iulium
Sidus), raffigurato nel val. da c. 30 nella sfruttatissima posa della statua
di età traianea (Roma, Palazzo Senatorio), con il commento di 4, 13-4 coepta
profligataque opera a patre meo perfeci. 6) Lacclamazione ad imperatore,
celebrata nel val. da c. 50, sempre con le parole di Augusto IVRAVIT IN MEA
VERBA TOTA ITALIA sponte sua ET ME DVCEM DEPOPOSCIT (4, 3) quale didascalia
della statua loricata di Prima Porta. 7) La conquista dellEtiopia (ancora
una somiglianza tra i due...imperi), esaltata nel val. da c. 75 dalle parole MEO
IVSSV ET AVSPICIO DVCTI SVNT [duo] EXERCITVS eodem fere tempore
IN AETHIOPIAM et in Arabiam (5, 18-9) con laccorta eliminazione della
spedizione in Arabia (dove il fascismo non era certo arrivato); lerma ritratta
è di Ottaviano giovinetto (testa marmorea conservata agli Uffizi).
8) Lorganizzazione di una flotta efficiente e padrona dei mari, come sottolinea
il val. da L. 1, 25 con le parole CLASSIS MEA PER OCEANVM (...) navigavit
(5, 14). 9) La costruzione dellAra Pacis, ricordata nel val. da L. 1,
75 + 1 ARAM [PACIS A]V[G]VST[AE SENATVS
PRO] REDI[T]V MEO CON[SACRANDAM CENSVIT] ad
Campum Martium (2, 38-9). 10) La deposizione del lauro in Campidoglio,
atto di grande valore simbolico, rievocato nel val. da L. 2, 55 + 2 che chiude
la serie con le parole L[AVRVM DE FASCIB]VS DEPOSVI IN CAPITOLIO
VOTIS quae quoque bello nuncu[paveram SOLV]TIS (1, 23-4). Nei
valori di Posta aerea sempre dedicati ad Augusto bellissime immagini tratte dai
rilievi dellAra Pacis Augustae [15]
illustrano alcuni versi di Orazio [16],
testimone luminoso e sincero della sua epoca anche in quegli accenti della poesia
civile parsi ai moderni meno spontanei e ispirati: unica eccezione è il
val. da L. 1 + 1 nel quale sono raffigurati i domini di Roma, evocati dalle parole
che Venere rivolge a Giove in Aen. 1, 236, in cui con un errore di trascrizione
davvero clamoroso si legge qui mare qui terras omni ditione tenerent (la parola
dicione è stata sostituita dal mai attestato ditione!). Per essere
degnamente accostato, come sui francobolli della serie imperiale, a Giulio Cesare
e ad Augusto, a Vittorio Emanuele III mancava il titolo di Imperatore che gli
venne il 9 maggio 1936 con la conquista dellEtiopia (anche se le operazioni
di occupazione durarono fino al febbraio 1937): nellultima grande serie
del ventennio, la retorica fascista riscriveva la storia dItalia da Romolo
(presentato nellatto di fondare la città "tracciando il segno
dellinfallibile destino") ad Augusto (ancora una volta nella veste
loricata di Prima Porta, celebrato in virtù della "coordinazione di
tutte le forze, sotto gli ordini di un solo") fino alle vicende del nuovo
Impero, siglate con enfasi da una particolare sfraghìs, la M di Mussolini.
Le vittorie tedesche in Danimarca, Francia e Norvegia convinsero il duce allintervento
bellico (10 giugno 1940), nella certezza che il conflitto sarebbe stato breve
e fruttuoso per lItalia: i motti guerreschi riempiono francobolli e cartoline
postali ed anche il bimillenario della nascita di Tito Livio (59 a. C.), ancora
una volta erroneamente celebrato in anticipo (le emissioni sono del 13/12/1941),
diventa motivo di propaganda bellica, con enunciati che inneggiano alla guerra;
nel val. da c. 20 + 10 la frase ne quod toto orbe terrarum iniustum imperium sit
in 33, 33, 7 (dove si sta parlando delle conseguenze della libertà donata
alla Grecia da T. Q. Flaminino ai Giochi Istmici del 196 a. C.) illustra una scena
di combattimento tra romani e barbari da un bassorilievo dellarco di Costantino
che centra ben poco con quanto affermato nella didascalia, mentre laffermazione
iustum est bellum quibus necessarium (si tratta di Liv. 9, 1, 10, passo in cui
C. Ponzio figlio di Erennio nel 321 a. C. si rivolge ai Sanniti per esortarli
alla guerra) commenta le azioni di due guerrieri romani (ancora dallarco
di Costantino e ancora senza attinenza con la citazione, da cui nel val. da c.
50 + 25 scompare linopportuno vocativo Samnites).
Caduto il regime e instaurata la Repubblica, lammirazione per i classici
non venne meno, anche se sceverata dalluso propagandistico che se ne era
fatto sino ad allora. Cambiarono i tempi ma non gli errori: la prima emissione
della nascente Repubblica Italiana dedicata ad un personaggio classico è
quella commemorativa del bimillenario della morte di G. Valerio Catullo [VEDI
FOTO]. La scelta di ricordarlo nel 1949 appare assolutamente inspiegabile,
se si considera che la tradizione più accreditata pone la morte del grande
poeta veronese intorno al 54 a. C. Nella vignetta Catullo è rappresentato
in un busto del XV sec. hedera iuvenalia cinctus tempora (come lo descrive
Ovidio in Am. 3, 9, 61), intento a guardare la sua Verona da un arco del
teatro romano. Sullo sfondo si riconosce il ponte sullAdige, costruito come
larena in età augustea e quindi, con evidente anacronismo, mai visto
dal poeta. Forse la stridente aporìa cronologica ha una sua ragione: il
bozzettista ha voluto rappresentare il ponte così comera prima della
distruzione avvenuta nel periodo bellico, per sottolineare lo sforzo dellitalico
valore nella sua faticosa ricostruzione [17].
Nel
1957 venivano compiuti ancora due errori di calcolo con la celebrazione "anticipata"
del bimillenario della nascita di Ovidio e della morte di Cicerone (43 a. C.):
nel valore dedicato al grande poeta augusteo, sotto il ritratto compare la criptica
sigla SMPE, acrostico formato dalle iniziali dellemistichio di Tristia 4,
10, 3 Sulmo mihi patria est, nonché motto nello stemma civico di
Sulmona, città natale dellautore delle "Metamorfosi": un
mistero che pochi, affrancando una lettera, riuscirono allora a comprendere.
Nel francobollo dedicato a Cicerone [VEDI
FOTO], lillustre oratore è presentato invece in uno dei più
noti ritratti conservatici, quello del busto di età augustea oggi ai Musei
Capitolini di Roma. Per ritrovare dei soggetti
classici bisogna comunque giungere al 7 aprile 1960 [18],
quando in occasione dell"Anno mondiale del rifugiato" le Poste
Italiane celebrano la fuga di Enea, con un particolare tratto dallaffresco
intitolato "Lincendio di borgo" (Stanze di Raffaello, Musei Vaticani),
in cui leroe troiano è dipinto con Anchise sulle spalle ed accanto
il piccolo Ascanio. Finalmente esente da errori è il francobollo, emesso
il 27/5/1961, che commemora il XIX centenario della nascita di Plinio il Giovane
(61 d. C.), presentato da una statua attribuita ad Amuzio da Lurago, che lo raffigura
sulla facciata del duomo di Como [VEDI FOTO]. Nello
stesso anno, con la celebrazione del XIX centenario dellarrivo di S. Paolo
a Roma [VEDI FOTO] (bellissima
la miniatura della Bibbia di Bors o dEste che ne costituisce il soggetto)
viene commemorato dalle Poste Italiane il primo personaggio cristiano [19],
mentre il 21 settembre 1974 viene correttamente celebrato
il bimillenario della morte di Varrone Reatino (avvenuta nel 27 a. C.); le parole
che compongono limmaginaria lapide Legendo autem scribendo vitam procudito
(bellissimo precetto in cui Varrone sembra riassumere in maniera sintetica quella
che fu la sua vita) sono tratte dalle "Satire Menippee" (554), per quanto
ancora una volta il bozzettista non abbia ritenuto conveniente specificarlo, probabilmente
per ragioni di spazio. Il 9 giugno 1979, in occasione del 70° Congresso
mondiale del Rotary a Roma, viene celebrato di nuovo Enea [VEDI
FOTO], quale simbolo di quella pietas che costituisce uno dei valori fondamentali
nello statuto dellassociazione internazionale fondata nel 1905. Due
anni dopo, al centro dellattenzione è nuovamente Virgilio, il cui
bimillenario della morte (19 a. C.) viene celebrato ancora una volta nellanno
sbagliato [20]: a cadere
nellerrore sono per prime le Poste Vaticane con lemissione del 23
aprile 1981 (il poeta dellEneide è lunico personaggio del mondo
pagano che viene celebrato dallo Stato Pontificio!) in cui compare un presunto
ritratto del poeta con accanto il pluteo scrittorio, presente in uno dei più
famosi codici virgiliani del V sec. (Vat. Lat. 3862, f. 2) [VEDI
FOTO]. Il 10 luglio dello stesso anno
anche le poste di San Marino dedicano al vate latino un bellissimo trittico che
illustra i temi della sua poesia, con le parole finali del distico che la tradizione
vuole da lui stesso dettato: Cecini pascua, rura, duces (Donat. Vita
Vergilii rr. 136-40 Hardie, Prob. rr. 16 sgg.). In ultimo (e sempre erroneamente
nel 1981) le Poste Italiane hanno celebrato la ricorrenza con unelegante
emissione (19 settembre) riproducente il ritratto del poeta dal mosaico di Treviri
del IV sec. d. C. Una curiosità: cinquantanni prima la stessa immagine
era stata testimonial del bimillenario della nascita sul frontespizio del Suppl.
n. 49 (Natale 1930 / Capodanno 1931) a "Lillustrazione italiana",
periodico in cui tutta la cultura accademica dellepoca tirava le somme di
quella fastosa rievocazione. Se gli autori latini hanno goduto sempre di stima
e considerazione tra le amministrazioni postali, lo stesso non accade per gli
autori greci del mondo classico - pagano: unico greco celebrato dalle Poste Italiane
è così Archimede, commemorato nel 1983 per linvenzione della
coclea e ricordato insieme a Ippocrate come pioniere della scienza anche da San
Marino. Dopo numerosi errori, le Poste Italiane sembrano finalmente "riscattarsi"
con lemissione del 19/4/1993 per il bimillenario della morte di Q. Orazio
Flacco. Il "ravvedimento" è totale: anche nella moneta dedicata
al venusino dalla Zecca al rovescio è citato il noto ut pictura poesis
dellArs poetica (Epist. 2, 3, 361), mentre al dritto ricompare il
celebre ritratto del medaglione di Cracovia contornato dal nome HORATIVS
scritto stavolta correttamente secondo la grafia classica. Nello stesso anno
anche le Poste sanmarinesi ricordano Orazio esattamente a duemila anni dalla morte
con un valore in cui il poeta latino viene caricaturalmente ritratto nellatto
di comporre un carmen. Pur con le attenuanti che si possono concedere
ad uninterpretazione satirica da parte del vignettista moderno, alcuni particolari
denunciano la completa ignoranza di una basilare conoscenza paleografica: il testo
che nella figura si scorge sul rotolo ai piedi del ridente poeta appare infatti
scritto non già parallelamente al lato lungo ma perpendicolarmente ad esso,
secondo una procedura ignota al mondo classico, e tipica invece dei rotoli contenenti
gli Exultet, i canti in lode del cero pasquale che inaugurarono la pratica di
scrivere in tale senso solo a partire dal IV sec. d. C. Per chiudere in maniera
"conveniente" questo lungo esame non si può non accennare allennesimo
caso di errore di calcolo: il 21/4/1997 è stato infatti celebrato dalle
Poste Italiane il 2750° anniversario della fondazione di Roma, il che ci fa
credere che la pubblica amministrazione abbia sbagliato il conto a partire dal
computo varroniano (cioè dal 753 a. C.), piuttosto che indovinarlo in base
al calcolo ciceroniano che poneva lanno di fondazione al 754 a. C. Intendiamoci,
ogni svista avrà avuto una sua involontaria genesi e siamo convinti che
i primi a dolersene siano stati proprio i responsabili delle varie amministrazioni,
le quali più di una volta di fronte ad opere e soggetti classici che hanno
fatto capolino tra le numerose emissioni di Italia, Vaticano e San Marino, hanno
invece prodotto valori sia stilisticamente che filologicamente perfetti 21.
Possiamo concludere: in quellaffascinante album che attraverso i valori
dedicati al mondo classico ci fa ripercorrere più di due millenni della
nostra cultura, non sempre dellantichità ci è stata data unimmagine
esente da sfocature, tanto che possiamo ritenere, se ci è concessa la facile
lepidezza, che spesso la filatelia non "ha fatto i conti" con la filologia.
Il lettore avveduto, e forse poco romantico, sorriderà al pensiero che
nellepoca delle-mail anche i francobolli saranno destinati
a sparire; ci consenta però di sperare che, almeno fin quando la rivoluzione
telematica non avrà avuto il suo corso, lerrore e la piccola impostura
non accompagnino più gli "insignificanti" [22]
pezzetti di carta filigranata che, affrancando le lettere, ogni giorno fanno ancora
volare affari, ansie, ed amori di tutti. [23]
NOTE
1 Comprendiamo in tal senso
gli antichi Ducati e il Regno dItalia, la Repubblica Sociale, le Colonie
ed infine la Repubblica Italiana, in un periodo compreso tra il 1850 ed il 1999,
in cui sono stati emessi complessivamente ben oltre 5000 valori. 2
IG. N. SERNERI, Francobolli sbagliati in Enciclopedia dei francobolli,
a c. di F. Apollonio vol. I, Firenze 1968. 3
Sarà il caso di ricordare solo i casi più clamorosi, come lemissione
del 1956 per il cinquantenario del traforo del Sempione, nella cui vignetta si
vede uscire dalla galleria una locomotiva a vapore, mentre la linea fu sempre
elettrificata, oppure il celeberrimo Gronchi rosa, il francobollo commemorativo
del viaggio presidenziale in Perù, riproducente in maniera erronea i confini
dello stato sudamericano. Il più recente errore si è verificato
invece in campo numismatico con il conio da L. 1000: lIstituto Poligrafico
della Zecca ha emesso almeno dieci milioni di pezzi con effigiato il territorio
della Germania precedentemente alla caduta del Muro di Berlino (1989). Tra le
scuse dei diplomatici italiani ai membri del governo tedesco e della Comunità
Europea, la nuova moneta, ormai messo in circolazione, continuerà a passare
tra le mani degli Italiani almeno fino a quando la Lira non cesserà di
esistere, sostituita dallEuro. 4
Tra queste sono compresi tutti quei tagli arbitrari fatti ad una citazione di
un determinato autore, spesso per motivi propagandistici, a volte semplicemente
per motivi di spazio. Per comodità dora in poi, citando un autore,
segnaleremo in caratteri maiuscoli quella parte di testo entrata effettivamente
nella didascalia, spiegando a seconda dei casi i motivi che hanno prodotto il
taglio. 5 Lera
cristiana o dionisiana, la cui adozione, estremamente diffusa, è attestata
dalla frequente denominazione di "nostra era", risale a Dionigi il Piccolo,
monaco scita che la introdusse nel VI sec. d. C., traducendo le tavole pasquali
di Cirillo dAlessandria e ponendo la nascita di Cristo al 25 Dicembre dellanno
753 dalla fondazione di Roma con uno scarto, peraltro, di 4-5 anni. Nel computo
dionisiano allanno 1 a. C. segue immediatamente l1 d. C. 6
Per limportante valore ideologico della celebrazione, fortemente voluta
dal duce in persona , vd. L. CANFORA in Enc. Virg. II s. v. Fascismo,
pp. 469-72, Roma 1983. Tra le iniziative filologiche connesse al bimillenario
merita un cenno la splendida edizione virgiliana approntata in quellanno
da R. Sabbadini. 7 Per
questo con enfasi dichiaratamente nazionalistica tutti i valori rievocano, senza
citazione della fonte, le parole delloracolo di Febo ricevuto dai Troiani
in Aen. 3, 96 antiquam exquirite matrem. 8
Nel val. da c. 20 compaiono le parole di Anchise tu regere imperio populos
Romane memento (Aen. 6, 851); il vecchio è seduto sul colle
donde scorge le glorie di Roma, con al suo fianco Enea. Nel francobollo da c.
30 il verso salve magna parens frugum Saturnia tellus (Georg. 2,
173) funge da didascalia allallegoria della madre terra splendidamente rappresentata
in un rilievo dellAra Pacis Augustae; il val. da c. 50 esalta il
bene degli agricoltori impegnati nella mietitura con le parole di Georg.
2, 458-9 o fortunatos nimium sua si bona norint / agricolas (la didascalia
raffigura dei coloni che ricordano assai da vicino i braccianti italiani impegnati
nella celeberrima "battaglia del grano" conclusasi con discreti risultati
proprio in quegli anni), mentre lelogio della vita familiare è espresso
nel val. da c. 75 attraverso Georg. 2, 523 interea dulces pendent circum
ocula nati. Nel val. da L. 1, 25 le parole di Aen. 3, 524 Italiae laeto
socii clamore salutant commentano invece la vignetta che mostra Acate nellatto
di salutare litalico suolo, laddove lallegoria del focolare è
suggellata nel val. da L. 5 + 1, 50 da Ecl. 7, 49 hic focus et taedae
pingues hic plurimus ignis, parole pronunciate da Tirsi nel canto amebeo con
Coridone. Chiude la serie Aen. 11, 419 sin et opes nobis et adhuc intacta
iuventus, nellinvocazione rivolta da Turno ai compagni prima dello scontro
con i Troiani. 9 Questo
fece sì che nei francobolli anziché monumenti, opere darte
e vedute, entrassero diverse tematiche tese ad esaltare litalianità
e la romanità, tra cui la lupa di Roma e gli antichi miti di Pegaso e della
Vittoria, presenti nella cosiddetta "Serie Imperiale" che vide la luce
in vari momenti tra il 1929 e il 1942; lImpero veniva invece incensato attraverso
la glorificazione dei suoi fondatori Giulio Cesare ed Augusto, praticamente onnipresenti
e raffigurati quasi sempre, il primo, nella posa del monumento di età traianea
conservato a Roma (Palazzo Senatorio), il secondo, in quella della celebre statua
loricata di Prima Porta (I sec. a.C. - Musei Vaticani): non è un caso che
i primi due Cesari siano gli unici due personaggi del mondo classico presenti
su cartamoneta in tutta la storia della Banca dItalia, nei circolatissimi
biglietti di stato (rispettivamente da L. 1 e L. 2) a loro dedicati nel 1939.
Sorprende comunque che degli imperatori, il primo in assoluto ad essere stato
celebrato nella storia filatelica sia stato il mite Claudio, effigiato in un valore
da c. 50, emesso dalle Poste Coloniali il 17/2/1934, in occasione della VIII fiera
campionaria di Tripoli: in esso il successore di Caligola viene ritratto con la
corona civica, così come compare in una celebre statua rinvenuta a Leptis
Magna. 10 Le parole
della didascalia non omnis moriar sono invece di Carm. 3, 30, 6.
11 Il val. da c. 10
ha come tema lesaltazione della terra, fertilis frugum pecorisque tellus
(Carm. Saec. 29), mentre nel val. da c. 20 un quadro primaverile illustra
Carm. 4, 7, 1 Diffugere nives, redeunt iam gramina campis, inizio
dellode dedicata a Torquato che invita a non illudersi sullimmortalità.
Laccorta saggezza della gente italica è protagonista del val. da
c. 30, in cui la vitalità delleroe è tale che impavidum
ferient ruinae (Carm. 3, 3, 8), incrollabile nel proposito di riportare
Roma sul tetto del mondo, come nellaugurio che troviamo espresso nel val.
da c. 75 con le parole stet Capitolium / fulgens (Carm. 3, 3, 42-3).
Chiude la serie il val. da L. 2, 55 + 1, 00 in cui la propaganda bellicista raggiunge
il culmine con il parenetico (e più o meno opinabile) motto dulce et
decorum est pro patria mori (Carm. 3, 2, 13). 12
In quello da c. 25 un suggestivo accoppiamento: i versi oraziani expertus vacuum
Daedalus / aera pinnis non homini datis (Carm. 1, 3, 34-5) sembrano
sottolineare le grandi imprese aviatorie di quegli anni, vanto dellAeronautica
italiana (non a caso è raffigurato un idrovolante, il mezzo che più
volte tra 1929 e 1933 aveva portato Italo Balbo a sensazionali crociere collettive
che ebbero vasta risonanza). Un aereo in volo su una valle "solitaria"
(presumibilmente quella dellAniene, considerato che i versi citati appartengono
ad unode che il poeta immagina di indirizzare a Tindari dalla sua villa
nei pressi dellodierna Licenza) nel val. da c. 50 fa invece da commento
al verso hic in reducta valle (Carm. 1, 17, 17). Un leccio campeggia
sul val. da c. 60, illustrando il duris ut ilex di Carm. 4, 4, 57,
citazione incompleta e priva di senso se non si aggiunge il restante emistichio
tonsa bipennis. Ancora una volta, nel val. da L. 5 + 2, su una veduta del
Foro Romano compare la frase nihil urbe Roma visere maius (Carm. Saec.
11-2), versi che ebbero grande successo nellottica di esaltazione della
romanità per un regime che, almeno a parole, si sentiva assai vicino a
quello inaugurato da Augusto [VEDI FOTO].
13
Nello stesso anno 1937 (e con grande precisione sempre nel giorno di nascita di
Augusto, il 23 settembre) usciva in Italia a cura di Concetta Barini ledizione
critica delle Res gestae divi Augusti voluta, come si legge nel frontespizio,
iussu Beniti Mussolini [...] in Augusti natalem bis millesimum.
14 Nel val. da c. 5
ancora una volta compare lAugusto loricato "di Prima Porta" (anche
se ritratto da una angolazione insolita), mentre nel val. da c. 10 cè
la Vittoria, altra icona cara al regime. 15
Laltare, testimonianza eccelsa dellarte scultorea del periodo fu innalzato
nel Campo Marzio dal senato romano nel 9 a. C., a ricordo della pax instaurata
dal principe. 16 Nel
val. da c. 25 le parole sono di Carm. 4, 15, 4-5 tua Caesar aetas fruges
et agris rettulit uberes, a commento dellallegorica rappresentazione
della fertilità; nel val. da c. 50 la processione dei familiari dellimperatore
è commentata da Carm. Saec. 47-8 Romulae genti date remque prolemque
et decus omne, mentre nel val. da L. 5 + 1 il giovane Ottaviano è tutela
praesens Italiae dominaeque Romae (Carm. 4, 14, 43). 17
Questa si concluse solo nel 1958 a differenza di quella del ponte di Santa Trinità
a Firenze, celebrata con un valore emesso nello stesso giorno di quello dedicato
a Catullo, il 19 settembre 1949. 18
A parte va considerata la serie "pre-olimpica" del 23/6/1959 e quella
commemorativa dei Giochi del 1960, in cui compaiono note vestigia del passato
come lArco di Costantino, la basilica di Massenzio, il discobolo di Mirone,
lApoxiomenos di Lisippo, ecc. 19
Naturalmente le Poste Vaticane dedicano numerosi (e bellissimi) valori ai Padri
del Cristianesimo delle origini, agli Apologisti ed ai Dottori della Chiesa: la
nostra indagine, limitandosi a personaggi del mondo classico pagano (e comunque
nati tutti prima di Cristo), li ha volutamente tralasciati. Abbiamo altresì
trascurato quelle numerosissime emissioni che pure presentano opere legate al
mondo cristiano, come codici miniati di Padri della Chiesa, monumenti e bassorilievi
del IV sec., pitture e sculture raffiguranti soggetti sacri ecc. Va da sé
che il Latino, essendo la lingua ufficiale del Vaticano, compare nella stragrande
maggioranza delle didascalie, specie nei valori emessi nei primi cinquantanni
di storia filatelica dello Stato sorto nel 1929. 20
Sempre al bimillenario della morte di Virgilio, nel 1981 anziché nel 1982,
Italia e San Marino hanno dedicato rispettivamente una e tre monete: nella moneta
italiana da L. 500 al dritto viene raffigurato un profilo laureato di Virgilio
con la leggenda REPVBBLICA ITALIANA P. VERGILIVS M. - MM POST ANNOS (in
realtà solo...1999), mentre il rovescio presenta al centro un albero, simbolo
di fertilità, ai lati un bue, che rappresenta il lavoro nei campi, ed un
cavallo, allegoria della poesia epica (a sinistra la scritta 19 a. C., a destra
1981, nellesergo L. 500). Nelle tre monete in argento, coniate "erroneamente"
da San Marino nel 1981, al rovescio si osserva invece: nella prima un pastore
che, seduto allombra di un faggio, è intento a suonare il flauto,
chiara allegoria delle "Bucoliche"; nella seconda un seminatore, simbolo
delle "Georgiche", mentre nella terza, quale raffigurazione simbolica
dell"Eneide", leroe troiano a cavallo sorvolato dalla Vittoria;
tutte e tre le monete hanno nel dritto lo stemma stilizzato della Repubblica.
21 Per completezza sarà
il caso di ricordare in ordine cronologico: 1) Il val. da L. 25 emesso dalla
Repubblica Italiana (31/10/1951) in occasione del IX Censimento generale della
popolazione, in cui compare un bel bassorilievo romano. 2) Le bellissime serie
dedicate dalla Repubblica del Titano allarte etrusca (16/6/1971 e 20/2/1975).
3) Il valore emesso sempre da San Marino in occasione della XV Mostra del francobollo
Europa, in cui il soggetto è una straordinaria Testa di Afrodite del V
sec. a. C. 4) I due valori del 9/9/1981 che lItalia ha dedicato alle
due statue di guerrieri greci del V sec. a. C. conservate al Museo di Reggio Calabria
e meglio note come "Bronzi di Riace". 5) Alcune emissioni che nelle
varie serie turistiche miranti a valorizzare il patrimonio artistico dellItalia
hanno avuto come soggetto luoghi ed opere del mondo antico di grande valore culturale
(i Templi di Agrigento, il teatro di Siracusa, Pompei, Venosa, i mosaici pavimentati
della Villa Romana del Casale a Piazza Armerina presso Enna, le Mura Timoleontee
di Gela, i tesori dei musei archeologici e degli archivi nazionali, le opere della
scultura etrusca, la tomba di Cicerone a Formia ecc.). 6) I foglietti che
le Poste della Città del Vaticano hanno dedicato in più fasi agli
oggetti esposti nelle Collezioni Vaticane, veri e propri gioielli della cultura
classica. 7) La straordinaria emissione del 23/4/1997 dal titolo "Vedere
i classici" con cui le Poste Vaticane hanno celebrato la mostra di codici
Vaticani dalle affascinanti miniature (quattro stupendi valori in cui sono riprodotte
pagine miniate del De historia animalium di Aristotele, delle Metamorfosi
di Ovidio, dellIliade di Omero, degli Ab urbe condita libri di Tito
Livio e, in un unico foglietto, delle sei commedie di Terenzio). 22
In realtà il 25/6/1997 un deputato ha presentato uninterrogazione
parlamentare al ministro delle Poste e Telecomunicazioni proprio per un presunto
errore trovato in un francobollo emesso nel giugno dello stesso anno: nel valore
compare infatti la scritta: "Chi vuol far laltrui mestiere fa la zuppa
nel pianere", con un evidente scarto nella rima "mestiere / paniere"
che a molti è sembrato rendere incomprensibile il vecchio adagio. Il Ministero
ha precisato a quanti rilevavano lerrore che il termine "pianere"
si trova in una raccolta di proverbi toscani e che il soggetto in questione riproduce
fedelmente una stampa custodita presso il Museo delle arti e tradizioni popolari
di Roma. Restano i dubbi sul perché in una serie dedicata allEuropa
si sia fatto ricorso a un termine non rinvenibile in alcuno dei più autorevoli
e accreditati vocabolari italiani e dialettali. Se è stato necessario lintervento
del Parlamento, a quanto pare la questione filatelica è un vero e proprio...affare
di Stato. 23 Per le
illustrazioni, sono utili i seguenti volumi: E. MONTENEGRO, Manuale del collezionista
di monete italiane 1996, Torino 1995; AA.VV., Catalogo UNIFICATO Junior
1998, Comm. Italiani Filatelici, Milano 1997; AA.VV., Catalogo unificato
della Carta-moneta italiana, Alfa, Torino 1996.
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