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Biografia
di
MALLIO TEODORO
 


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Il panegirico scritto e pronunciato da Claudiano in occasione della elezione a console di Flavio Mallio (o Manlio) Teodoro permette di conoscere la carriera politica di questo personaggio, dandoci al tempo un'idea della sua attività di filosofo e letterato.

Flavio Manlio Teodoro nacque nella provincia della Liguria romana, da una famiglia di condizione modesta, ma non certo disagiata, se potè essere avviato comunque ad un soddisfacente cursus honorum.

Divenuto governatore di una provincia africana (probabilmente la Libia), occupò successivamente il governatorato della Macedonia (378).

Magister memoriae nel 379, fu Comes sacrarum largitionum (una specie di plenipotenziario delle finanze) nel 380, infine Praefectus del Pretorio per la Gallia nel 382.

Fu al culmine del successo che, verso il 383, la sua fortuna dovette subire un improvviso calo, che lo terrà per una decina d'anni lontano dalla vita politica attiva. Da questo momento infatti si occuperà di varie questioni legate ai dibattiti culturali del secolo, passando un fecondo otium a studiare e comporre opere filosofiche.

Legatosi evidentemente a Stilicone, di cui riuscì ad intuire le profonde capacità organizzative, nel 397 Mallio riprende la carriera politica, occupando ruoli di prestigio, prima in qualità di Prefetto del Pretorio per l'Illiria (luogo nevralgico dell'Impero), l'Italia e l'Africa , poi come console della pars Occidentis nel 399 (assieme all'odiato Eutropio, console della pars Orientis, protetto di Arcadio).

Le sue notizie si perdono dopo il 409.

Ai vv. 67-117 e 253-55 del panegirico, Claudiano si sofferma a descrivere le opere scritte da Teodoro e, tra le linee poetiche, non è difficile scorgere gli interessi principali delle speculazioni del console.

Già nei versi 84-99 si può trovare un esplicito rimando ad un'opera che analizza gli sviluppi della filosofia post-socratica, in cui Teodoro, secondo Claudiano, "ornava di fioriture romane le dottrine oscure dei Greci, rendendo più interessante la sua esposizione, facendo dialogare fra loro vari filosofi".

E' possibile che Teodoro presentasse nella sua opera un dialogo tra i rappresentanti delle varie scuole filosofiche dell'antichità (dalla tradizione socratica ricordiamo il platonismo, ma anche lo stoicismo di Cleante e Crisippo, l'atomismo di Democrito, e persino il neopitagorimo che, al pari del platonismo, aveva riacquistato consensi nei ceti alti e fra i colti funzionari della complessa macchina burocratica imperiale).

I vv. 93-99 sembrano presentare la scuola di Plotino, il cui insegnamento a Roma iniziò nel 245 protraendosi fino al 269 (un anno prima della morte sopravvenuta in Campania nel 270): Claudiano ci offre qui una sorta di riassunto della dottrina neoplatonica, che con Plotino da Atene era migrata a Roma, permettendo ai Romani di conoscere da vicino "le condizioni del vivere felici, le norme del bene e dell'onestà e anche la maniera di vincere i vizi praticando le virtù principali".

Il sicuro cristianesimo di Teodoro rende verosimile che nella sua opera un'attenzione particolare fosse rivolta alle somiglianze fra la religione cristiana ed il platonismo, cosa questa che renderebbe il console uno dei primi autori capaci di sintetizzare filosofia antica e 'nuova' religione, in un accordo che avrà particolare successo nella speculazione successiva, da cui emergerà Agostino con una consapevole codificazione in alcune sue opere, cfr. De civitate Dei 8, 8-12; 10, 2; Epist. 118, 3, 21 e 5, 33 ad Dioscorum).

I versi 110-113 si riferiscono forse ad un altro scritto dal probabile titolo di "De rerum natura" (tipica intitolazione di trattati cosmogonici desunta dai vari Perì fùseos dei naturalisti greci); stando a Claudiano, qui Teodoro trattava di questioni naturali in genere, delle mutabilità della materia, dei moti degli astri e dei pianeti, della luna, delle maree e dei fenomeni meteorologici. Significativo il fatto che la testimonianza claudianea su uno studio del genere trovi una diretta conferma nei testi di Agostino, il quale riferisce della intenzione di Teodoro di realizzare una scritto che però non è ancora riuscito a redarre definitivamente.

Più precisamente nell'introduzione del "De beata vita", opera dedicata proprio a Teodoro, accennando al problema dell'origine del mondo, Agostino scrive: "il problema è di difficile soluzione e tu hai cominciato a chiarirlo" (De beata vita 1, 1). Altro cenno sul medesimo tema è forse in Soliloquia 2, 14, 26.

Sempre nel "De vita beata" Agostino ci ricorda che Teodoro doveva essere un appassionato studioso di Plotino, accennando alla lettura di "alcuni libri di Plotino, di cui so che tu Teodoro sei grande ammiratore" (De beata vita 1, 4).