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Claudio Claudiano
Il consolato di Stilicone

Libro II

Traduzione della dott.ssa
Emanuela Cairo
(Univ. della Calabria)

 

TESTO ORIGINALE LATINO

 

 
 
   
Fin qui le lodi riguardanti le imprese belliche: ora, allentate
ormai le corde, più dolce la Musa cominci a cantare con quali
costumi e con quanto amore colui che è da temersi moderi il
regno, su consiglio di chi, persuaso finalmente, abbia indossato
  5
la trabea che lo implorava e abbia accordato il suo anno ai Fasti.
In origine era custode del grande mondo la Clemenza, che abitò
la regione di Giove, la quale mitiga la zona centrale dell'aria fredda e
dell'aria calda, dea che è la più anziana per nascita fra gli dei del cielo.
Infatti, per prima la Clemenza disgregò il caos originario, provando
 10
compassione per l'informe massa, e con volto sereno,
dissolte le tenebre, generò i secoli nella luce.
Questa dea davanti ai templi e agli altari ardenti di incenso
si rallegra di te e pose la sua sede in questo petto. Essa ti insegna
a considerare turpe e crudele dilettarsi delle pene degli uomini
 15
e del loro sangue; ti insegna a portare la spada grondante sangue in
guerra, asciutta in pace; ti insegna a non offrire, ostile, alimento agli
odî destinati a crescere; ti insegna a voler perdonare spontaneamente
i colpevoli, a deporre l'ira più velocemente di quanto la susciti;
 
      
ti insegna a non opporti mai, implacabile, alle preghiere, a non abbattere
 
 20
ciò che si presenta facile e a non guardare con disprezzo ciò che è stato
 
abbattuto, secondo il costume dei leoni, che focosi ardono dal desiderio
 
di annientare i tori e tralasciano le prede umili. Con questa maestra
 
tu stesso perdona i vinti, con tale dea che prega
 
raffrena le passioni spaventose e i dissidi che si teme
 
 25
mai nuoceranno, contento del solo terrore
 
secondo l'esempio del padre celeste, il quale, scuotendoli insieme,
 
tutti i dardi dei Ciclopi con tuono risonante e i mostri del mare
 
disperde sulle rocce e, parco del nostro sangue,
 
tiene i vivi i fulmini nelle selve Etee.
 

 30

La Lealtà, sorella di questa dea e con essa possedendo i templi
 
nel tuo cuore, ha preso parte ad ogni azione. La Lealtà
 
ti insegnò a non divenire invidioso di nessuna porpora, a non
 
dire mai cose false, a non ritardare mai le cose promesse;
 
ti insegnò ad odiare apertamente i nemici, a non celare il veleno
 
 35
nel profondo, a non premettere un'apparenza lieta all'inganno,
 
ma a disporre il volto risoluto e rispondente al proposito;
 
la Lealtà vieta di incrudelire in segreto, permette di essere utili.
 
Questa dea rafforza di più col trascorrere del tempo le amicizie e le
 
unisce con il ferro più duro destinato a durare; né fa mutare l'indole
 
 40
volubile: non permette che vengano sciolti i legami dell'amicizia
 
dal rumore di una lieve colpa, né viene allettata a disdegnare l'amico
 
precedente quando ne sopraggiunge uno nuovo. Incline a conservare
 
i benefici, a respingere le offese e parimenti riconoscente del favore più
 
piccolo come di quello più grande si affatica ad essere superiore
 
 45
e come vince i nemici con le armi, così vince gli amici con i meriti.
 
La Lealtà sostiene gli assenti, da sola, lontano, provvede a coloro
 
che sono distanti, essa non rivolge l'orecchio attento
 
a nessuna diceria, così che i perfidi mormorii destinati ad
 
oltraggiare il cliente ignaro mai alterino il tuo giudizio.
 
 50
Né l'amore congiunto ai vivi cessa di ricordarsi di costoro una volta
 
che siano sepolti; l'amicizia verso i padri viene rivolta ai figli.
 
Per questa amicizia tu onoravi Teodosio mentre teneva lo scettro,
 
per questa amicizia anche dopo la morte lo onori; non ti curi
 
dei tuoi figli più di quanto non ti curi dei suoi, i quali
 
 55
egli ti aveva affidato per consigliarli ed esortarli.
 
La fama considera giusti e troppo leali coloro che, pur potendo
 
respingere le cose affidate, preferirono restituirle, senza che siano
 
state violate da alcun profitto. Ma Stilicone preserva per i due fanciulli
 
non delle ricchezze e una massa d'oro lasciata in eredità, ma le due metà
 
 60
del mondo e un deposito costituito da tanta terra quale è quella
 
che il sole ardente cinge. Perché, intrepido, non hai fiducia
 
in colui al quale si affida, al sicuro, la sovranità? Onorio, protetto
 
da questo scudo, non pianse il vecchio padre e proprio sulla soglia
 
della vita e della luce, mai indegno di stima, dà le leggi ai popoli
 
 65
sottomessi e sente che con sé sono aumentate le vittorie.
 
Tu lo guidi ora con animo mite, ora con animo severo,
 
così da non consegnarlo all'inerzia, mentre benigno lo compiaci
 
in tutto quello che gli piace, e così da non spezzare il suo animo
 
esultante, tenendo duro; di nascosto, insegnagli, come conviene
 
 70
ad un giovane, ciò che è consono al regno, quello che richiede la
 
grandezza pubblica; veneralo come se fosse un pio anziano e governa
 
l'Impero per mezzo dei moniti paterni; sottomesso, adora il sovrano,
 
modera il condottiero con l'obbedienza, il genitore con la devozione.
 
In seguito avvenne che imparasse a riconoscere le prime fiamme
 
 75
d'amore verso la consorte e desiderasse cominciare ad essere uomo
 
non con una lasciva gioventù, ma con la legge del talamo, con un'unione
 
casta. Tu felice per avere un genero principe: egli più felice per
 
avere te come suocero. Né una sollecitudine più lieve protegge
 
il fratello Arcadio; né se qualcosa osa l'inerte ed empia folla,
 
 80
che accampa come scusa del proprio furore il nome
 
dell'Imperatore, tu lo attribuisci al giovane. Di certo, anche se
 
la discordia fremeva, mai Stilicone fu così acceso d'ira,
 
benché spesso provocato da ingiurie e assalito da spade, al punto
 
da essere disposto a vendicarsi del furore, che egli sopportò,
 
 85
con una guerra illecita e al punto da affidare la causa alle armi civili:
 
sulla sua lealtà assicurata, pur in mezzo ai dissensi della corte,
 
rimaneva ancorata la devozione degli inviolati fratelli.
 
Che anzi clamidi sidonie, cinture ineguali di perle, toghe
 
adorne di pietre preziose, loriche verdi per gli smeraldi,
 
 90
elmi scintillanti di ametisti, spade portate dal padre
 
con impugnature sfavillanti e corone differenti
 
per il vario scintillio delle pietre dividi equamente;
 
così che la venerabile suppellettile e gli ornamenti fossero
 
distribuiti in uguale misura ai due eredi.
 
 95
Anche il soldato viene inviato, benché le regioni siano già in fermento
 
per la lotta. Tu preferisci che un nemico sia fornito di forza, piuttosto
 
che manchi di lealtà: a colui che chiede cose giuste tu le concedi
 
e neghi solo quello di cui subito egli stesso si rallegrerà gli sia stato
 
rifiutato e qualsiasi cosa sia stato disonorevole conquistare.
 
 100

Inoltre, tutte le dee, che allontanano i delitti da un volto puro,

    congiunsero le schiere e, accolte in un solo petto, si armano
con te nelle diverse esperienze. La Giustizia ti convince ad
anteporre ciò che è retto a ciò che è utile,
a seguire leggi di interesse comune e a non donare mai
 
 105
cose ingiuste ai compagni. La Pazienza rende il corpo forte
 
in modo che tu non desideri ritirarti da alcuna fatica; la Temperanza
affinché tu ricerchi cose virtuose; la Prudenza affinché tu non agisca
in modo sconsiderato; la Costanza affinché tu non faccia niente
di futile né di leggero. Vengono ricacciate lontano le divinità
 
 110
moleste, che il Tartaro manda fuori dagli antri mostruosi:
 
inoltre, tu respingi l'Avarizia, la prima madre delle azioni empie, che bramando di possedere ancora di più, ricerca l'oro con le sue larghe fauci; la sua bruttissima nutrice è l'Ambizione, che sta all'erta presso i vestiboli e le porte dei potenti e si nutre
 
 115
a pagamento del commercio delle cariche onorifiche,
 
non appena è stata agitata. Non ti trasse a sé come esempio il gorgo più corrotto del tempo, che aveva già rafforzato con gli anni il crimine e mutato in legge la pratica del rubare. Finalmente
il ricco sotto di te non impallidisce in difesa del
 
 120
podere paterno e dei Lari; colui che tende insidie non si aggira
 
con l'intenzione di rendere chiunque reo: la virtù, non più oppressa, non si nasconde per la povertà. Tu innalzi uomini scelti da tutte le regioni e ne consideri il valore e di che natura sia, non quali siano le sue origini e da quale stirpe provenga. Sotto un testimone benigno
 
 125
si vive; le ricompense incoraggiano i costumi eccellenti.
 
Di qui ritornano le antiche arti; di là per le menti feconde si apre il cammino e le Muse sollevano i colli disprezzati e sia il ricco che il povero con lo stesso impegno si adoperano per ottenere qualcosa, vedendo l'uno e l'altro come né
 
 130
l'onestà resti povera, né l'inerzia cresca dalle ricchezze.
 
Non ti ingannò con il suo aspetto amabile la lussuria, male straordinariamente dolce, che, sempre attenta ai piaceri del corpo, indebolisce con una densa nebbia la ragione e rende fiacche le membra più fortemente delle erbe circee,
 
 135
è tuttavia attraente nell'aspetto, ma più
 
internamente nessuna dea è più ripugnante di essa: lisciata nelle guance e rivestita di lusinghe ingannevoli unge le minacciose idre di oro. Essa avvince molti negli ami dei piaceri: non ti catturò mai, pur avendo tentato. Una perversa passione non è rivolta
 
 140
agli stupri; il sonno non manda a vuoto i momenti d'agire;
 
non ci sono più banchetti al canto della cetra e i fanciulli non cantano cose lascive. Chi ti avrebbe mai potuto vedere privo di preoccupazioni? Chi ti avrebbe mai potuto vedere rilassato con tutta la mente o arrendevole alle vivande, a meno che non te lo ordinasse
 
 145
l'occasione di gioia? Spese sconvenienti non spossano gli erari;
 
una lettera disonesta non cede ad un insignificante registro le ricchezze degli assenti. Dal soldato sei stimato parsimonioso: né, infatti, le coorti trascurate in pace arricchisci allora, quando fremono le guerre. Tu sai che nessun dono piace di quelli che uno, con timore, tardivamente, offre
 
 150
a coloro che aveva disprezzato e prodigo inutilmente dell'oro custodito.
 
Munifico, precedi il tempo spontaneamente per coloro che
non se l'aspettano, e li inviti a tavola
e chiami ciascuno per nome, avendo ricordato l'illustre impresa che un tempo aveva compiuto sotto di te
 
 155
e aggiungi parole da imprimere nelle coscienze,
 
con le quali si raddoppia la riconoscenza del grande dono. Né se concedi qualcosa, sei solito rinfacciare quella stessa cosa dopo averla vantata più volte, né tronfio parli con grande superbia con coloro che hai fatto avanzare, né la prosperità
 
 160
solleva troppo l'orgoglio. Che anzi la stessa Superbia si è
 
ritirata lontano, compagna abituale dei vizi, quando le circostanze sono favorevoli, e compagna sgradita delle virtù. È possibile raggiungerti e parlarti dappertutto. In mezzo ai bicchieri il discorso viene afferrato appena, ma con schietta libertà di parlare
 
 165
ciascuno mescola, senza alcun timore, cose serie e cose scherzose.
 
Il convitato si meraviglia gli sia compagno colui che vede suocero dell'Imperatore e padre del regno, poiché un'autorità tanto clemente guida il cittadino. Il dotto ti ascolta mentre parli di cose del tempo passato, l'anziano mentre parli di cose adulte, il soldato mentre parli di cose
 
 170
valorose, cosparse di astuzie, in cambio delle quali nessuno preferirebbe
 
Anfione che fa spostare con un carme i muri Aonî,
né preferirebbe selve che si spostino a causa del plettro di
Orfeo. Di qui l'affetto, di qui tutti sono pieni di cure per te,
con preghiere vere e non fallaci; di qui dovunque il
 
 175
tuo nome celebrano con applausi, il tuo volto con statue dorate.
 
Quali incudini non risuonerebbero, quale fiamma dell'artigiano
sarebbe libera, in quante fornaci non scorrerebbero i bronzi
destinati a prendere la tua immagine,
quale angolo sarebbe lontano o quale regione che
 
 180
non onorerebbero come un dio le fattezze amate?
 
La dignità ciò porti via, che i falsi doni di coloro che temono ingannino colui che nutre sfiducia di essere amato.
Può disdegnarli solo colui che ne è degno per diritto.
Da ogni parte i legati si affrettano e in presenza del genero
 
 185
adattano nei tuoi encomî cento pronunzie.
 
Il Gallo ti rende grazie, poichè ormai sicuro, pur col confine non protetto e temendo nulla di ostile, edifica nuovi tetti su tutte le sponde e vela davanti di case amene, come è nel costume del Tevere, il fiume impetuoso per le popolazioni.
 
 190
Di qui i Punici accumulano lodi perché possiedono
 
i campi liberi dal tiranno; di qui il Pannonio e bevitore del Sava, osando finalmente aprire città chiuse da tanti anni mediante porte ampliate, può rendere nuove ancora una volta con una pietra che leviga
le falci nere a causa della ruggine
 
 195
e costringe le zappe consumate dalla putredine a splendere
 
e riconosce le case, imprime baci sui noti colli e non si fida dell'aratro impresso nel suolo. Colui che rimase immune dalla strage restituì ai boschi tagliati le terre che i secoli incivili concedevano,
semina l'Istro ombreggiato dalle viti
 
 200
e gioisce di pagare l'imposta patria. Con te come salvatore
 
è possibile che il corpo tribolato dell'Impero lacero riprenda vigore; qualunque cosa abbiamo perduto un tempo
sotto tanti principi, tu ci restituisci; potrà crescere
la cicatrice destinata a ricoprire la ferita romana
 
 205
a condizione che la curi il solo Stilicone;
 
e, ritornando finalmente il colono nei suoi confini, la corte verrà arricchita di nuovo dai tributi illirici.
Né tuttavia il giudizio celeste si sottomette al favore umano: gli dei celesti cingono te solo di aiuti concordi
 
 210
e o i tuoi nemici mandano fuori dal lido
 
o, dopo essersi opposti, sbarrano l'intera distesa del mare per coloro che fuggono o li rivolgono contro di sé con la follia o, con la spada del soldato, infuriando, lacerano i corpi come Penteo; svelano le insidie e conducono nelle stesse sedi degli inganni
 
 215
come i Molossi guidano con il loro fiuto sensibile colui che caccia;
 
indicano ciò che accadrà con presagi o lo suggeriscono con un auspicio o stimano degni i sogni preannunziati da un'immagine fidata. Per tali imprese, innumerevoli regioni richiesero per te a gara
le insegne del consolato. Tu stesso ti eri opposto
 
 220
a quanti le richiedevano e la mente, incline alla protezione degli altri,
 
Pertanto, le regioni desiderose e schernite per tanti anni
dalla speranza del nuovo console si incamminano
verso la dimora di Roma signora,
qualora non abbia acconsentito alle preghiere,
 
 225
particolarmente risolute a costringere Roma che esita
 
e decise a togliere via gli indugi con una preghiera. Si radunano presso il tempio della dea, che candido brilla sul monte Palatino.
Allora, per prima, la Spagna avvinta nella chioma
con le glauche foglie di Minerva e ricoperta
 
 230
con una fulva veste intorno al Tago rilucente, emette tali parole:
 
" Tutte le cose che gli chiesi sempre Stilicone mi ha concesso e soltanto i suoi onori ha rifiutato. Fu capace
di disprezzare i fasci per il suocero dell'imperatore:
anzi li nega anche al genero. Se non come guida dal regno che regge,
 
 235
li riceva almeno come congiunto dalla corte. Forse considera poca cosa
 
il fatto che, onorando la discendenza spagnola, a tal punto sostiene i nostri nipoti secondo un diritto immutabile, che la porpora può raccomandare il patrio Betis, forse considera poca cosa il fatto che per mezzo del bel germoglio di Maria rende fertile il regno, forse considera
 
 240
poca cosa il fatto che si attende un avo per i signori?" Allora, la bionda
 
Gallia, dopo aver pettinato di nuovo la chioma, orgogliosa e cinta da un'elegante collana, tenendo due giavellotti, dice con animo coraggioso: "Il solo che per me sottomise i Germani e i Franchi perché non ancora si legge nei Fasti? Perché soltanto la pagina non conosce ancora
 
 245
il suo nome, che ormai sarebbe stato giusto annoverare?
 
Fino a tal punto forse è di poco valore la gloria del Reno pacificato?" Poi la Britannia, velata dal mostro Calidonio, dipinta nelle guance col ferro, le cui orme sfiora
un velo ceruleo che imita il flusso dell'Oceano, disse:
 
 250
"Anche me, mentre andavo in rovina a causa dei popoli vicini
 
Stilicone difese, allora quando l'abitante della Scozia suscitò tutta l'Irlanda e il mare spumeggiò per il remigio ostile. Dalle sollecitudini di Stilicone ne conseguì che io non temessi le frecce scozzesi, né tremassi davanti al Pitto, né da tutto il lido intravedessi
 
 255
il Sassone sul punto di giungere con venti pericolosi. "
 
Allora con le spighe e con un dente d'avorio, lucente nella chioma e rossa per la calda stagione, così dice l'Africa: "Speravo che nessun ostacolo sarebbe potuto sorgere al consolato, tolto di mezzo Gildone. Ancora ora egli si oppone e indugia a mostrare
 
 260
i fasci pur avendo riportato una così grande vittoria,
 
lui che mi ha permesso di ignorare la fama del tutto miserabile dei Mauri? Dopo queste regioni, l'Enotria, intrecciando edere con flessibili viti e stillando vino da un largo tralcio, disse: "Se voi a tal punto ardete dal desiderio che per mezzo di Stilicone siano rafforzate
 
 265
le magistrature curuli, che la sola Fama può favorire,
 
quanto più degnamente l'ardore incita me a godere del presente e ad accompagnarlo mentre sale la tribuna e ad accompagnare la salvezza mentre apre le porte dell'anno?".
Si avvicendano con tali desideri e, pregando Roma, la
 
 270
esortano in favore di tutti ad andare. Non più lentamente essa
 
obbedì all'incarico, ma tratte subito le armi, più rapida , scosso il cielo, si avviò attraverso le nubi. È trasportata oltre i Tusci e l'Appennino è sfiorato dal suo volo. Il Po subito
lampeggia a causa dell'ombra dello scudo.
 
 275
Si fermò davanti al condottiero severa, né inferiore nel volto a Pallade,
 
né seconda a Marte. Allora il palazzo trema a causa del cielo lampeggiante, e gli altissimi pennacchi toccano il soffitto. Allora, per prima, si rivolse a lui rimasto attonito con amabili rimproveri: "Dovrei ammettere, o venerando Stilicone, che la carica curule,
 
 280
salvata grazie a te, non ancora è stata preparata? A che giovò
 
aver respinto l'onta servile dell'anno? Difendi l'onore che fuggi e lo disprezzi, pur proteggendolo con ogni fatica? Respingi ciò che ti è offerto, in difesa del quale resisti quando sta cadendo in rovina? Qual' è allora, la causa del ritardo? A causa di quale trovata mi farai di nuovo
 
 285
temporeggiare? La paura del Nord è nulla, ogni regione
 
del Sud tace: il Mauro è caduto, la Germania si è ritirata e una profonda pace avvince Giano. Con te come console, non sono ancora ritenuta abbastanza grande? Riteniamo forse insignificante e di poco splendore il titolo onorifico con cui gli imperatori confessano di adornarsi e con cui
 
 290
condussi sotto il giogo della servitù i popoli, dopo averne resi i re
 
prigionieri? Forse siamo stati oltraggiati da un disonore, se la natura orna gli eventi futuri di miracoli? Questo tu pensi, che il presagio fosse per l'Oriente. Sebbene non ci sia nessuna verità, io conosco il racconto: a stento una diceria si prese gioco di un crimine così grave.
 
 295
Non rimane alcuna autenticità alle calunnie, né alcuna lettera
 
giunse destinata a divulgare l'empietà: in ciò anzi la massima virtù è la tua poiché taci intorno a delle stranezze, tu che consulti i nostri senatori in tutto. Anzi nessuna profezia al fine di allontanare il disonore viola
 
 300
la santa riunione, né la mia curia fa girare il nome funesto.
 
Aver dubitato fu pari al delitto: qualunque scritto sacrilego giungesse dalla prima soglia di Febo davanti al mare è stato da me cancellato, affinché i turpi esempi delle calamità
non nuocessero alle caste orecchie dell'Italia.
 
 305
Quel furore pubblico (per quanto lo perseguitò la tua sollecitudine)
 
meritò il segreto. Chiunque si rallegri per il fatto che si sia cessato di scrivere i fasti orientali: codesti prodigi sono ignoti ai Gabini; si sforzino di lavare via la propria vergogna: perché io dovrei rallegrarmi del fatto che è stato tolto di mezzo colui che io mai venni a sapere o
 
 310
appresi che nacque? Si pentano loro del delitto;
 
noi non vi abbiamo mai creduto. Tuttavia, ci sarebbe potuto essere per tutti un solo crimine e si sarebbe potuto estendere sino al nostro imperio: più per questo devi assumerti il culmine del potere, affinché non vada in malora una carica tanto antica, che era sempre porto delle magistrature.
 
 315
Per mezzo di nessun console può essere riparato il danno,
 
escluso Stilicone. Opportunamente la tua mente presaga aveva cercato di guadagnare tempo: allora avresti potuto innalzarti per mezzo di un titolo onorifico, ora il titolo si innalza per mezzo di te. Ora, essendo console, soccorri i consoli in difficoltà, qualunque console sia stato, qualunque
 
 320
sarà; concedi il tuo anno, in modo che negli anni seguenti, sicura,
 
possa ad esso succedere la posterità e in modo che di esso non si debba lamentare, essendo stata difesa, l'antichità. Così per il consolato Stilicone fu vendicatore e Bruto inventore. La libertà del popolo, allora, col primo console Bruto fu concessa tramite i fasci: costui
 
 325
allontanò dagli stessi fasci la schiavitù. Bruto istituì la sublime carica,
 
Stilicone la difese. È più degno conservare ciò che si è trovato, che cercare qualcosa di nuovo. Perché alquanto lentamente col tuo volto venerando acconsenti e il solito rossore scorre intorno alla fronte? Finalmente vinci il tuo pudore, tu che vinci ogni cosa.
 
 330
Benché tu non possa essere corrotto da alcun regalo,
 
ammira contento e, pur armato, prendi anche questi doni, che per te io e la Tritonia abbiamo fabbricato col pettine divino: insieme abbiamo raccolto dai pennecchi e abbiamo filato
con lo stesso oro, con cui Lachesi intesse per me
 
 335
sotto di te i secoli aurei, tessuti dipinti ripetutamente con la porpora.
 
Poi ho preparato per il mondo la discendenza promessa e i pegni sperati. Subito tu stesso mi sperimenterai come profetessa veritiera e i fati, mentre giungono, daranno credibilità alla nostra tela". Così disse e dal grembo trasse turgidi doni, trabee pesanti d'oro.
 
 340
L'insigne lavoro di Minerva vive.
 
Qui è dipinta la corte con fulve colonne e
il parto dell'augusta Maria. Lucina le allevia i dolori;
la partoriente sta in un letto splendente; le gioie della madre
ansiosa subito dopo impallidiscono.
 
 345
Le Ninfe, ornate nelle tempie,
 
lavano il bimbo, dopo averlo preso, in una fonte d'oro: dall'ordito crederesti di sentire tenere risate e vagiti. Già il bimbo era cresciuto recando l'immagine del padre sul volto; poi, il nonno, divenuto più anziano, tramanda gli insegnamenti relativi all'arte della guerra al nipote
 
 350
destinato a governare. Dall'altra parte Eucherio, ornato
 
del fiore della prima giovinezza, dirigeva il cavallo che tingeva con le sue schiume sanguigne le briglie seriche e, ricoperto d'oro, con giavellotti o con l'arco, ferì i cervi purpurei, mentre alzavano le corna dorate. Venere, portata in questo luogo
 
 355
dalle colombe, congiunge la terza unione con un nodo regale,
 
e gli Amorini alati si stringono in folla intorno alla giovane nuora generata da imperatori e sorella di imperatori. Eucherio con volto trepido allora solleva i veli color fiamma della fanciulla; Termanzia sorride al fratello lieto. Subito il palazzo
 
 360
trae fuori questi diademi per entrambi gli sposi
 
e crea regine e mariti di regine. La dea lo invita con tali doni e alla mano destra offrì contemporaneamente un bastone d'avorio da portare.
Tocca l'urna con i consueti auspici e rende
prospere le cose intraprese per mezzo di auguri.
 
 365
Allora, subito cinge le spalle adatte alle armi con le vesti
 
romulee; le vesti del Lazio aderirono al petto
e la toga fu adatta al posto della corazza. Tale il vincitore
Gradivo, tornando dal cielo dell'Istria o della Scizia,
deposto lo scudo, benigno entra in città rivestito
 
 370
della trabea con cavalli splendenti; Quirino
 
regge le splendide briglie e Bellona, tendendo al cielo un giavellotto insanguinato a causa delle abbondanti spoglie, precede il carro del padre, il littore Metus con il fratello Pavor
legano con catene di ferro i colli dei barbari,
 
 375
velati negli elmi di alloro, e alquanto vicino alla coppia la
 
Formido fa vibrare, armata, l'enorme ascia. Roma, non appena si rese conto di aver ottenuto il console agognato, disse: " Ora, ora è gradito penetrare nei boschi sacri dei campi Elisii,
affinché io riferisca i miracoli di una così grande preghiera
 
 380
ai Curii e ai Fabrizii, che compiansero la toga oltraggiata
 
nei tempi passati dalla ferita della cattiva reputazione: subito i prati si destino per le danze, né i severi Catoni si vergognino di divertirsi. Ciò ascoltino Bruto il Vecchio e gli Scipiadi
tremendi per i Punici, che, finalmente libera dal duplice danno,
 
 385
ho recuperato, grazie all'aiuto di uno solo, i fasci e la Libia.
 
Inoltre aggiungi una sola cosa alle mie preghiere, o fortissimo console, di concedere presto alla città, che lo richiede, il tuo arrivo: tu hai permesso che questa città regnasse per la seconda volta sulle terre, pur essendo stata abbattuta dalla guerra e dalla fame.
 
 390
Magnifiche tribune accolgano te come un altro Camillo,
 
i Quiriti e il popolo che, come guida, tu ami, ti considerino un vendicatore e un salvatore: per costoro, grazie a te, l'Africa e il Rodano ormai donino della spighe mai prima conosciute,
così che mi giovino Cerere Massila
 
 395
o l'abbondanza Gallica e messi porti ora l'umido Austro,
 
ora l'Aquilone, così che si arricchiscano con l'aiuto di tutti i venti i granai. Quante migliaia di persone allora riempiranno la Flaminia! O quante volte la polvere ingannevole deluderà
il desiderio sospeso del popolo, mentre sei creduto
 
 400
in arrivo in ogni ora! Bramose le madri guarderanno
 
e tutte le vie saranno cosparse di fiori, quando tu, alto console, superi le cime del Pincio, immagine romana dell'antico senato. Quanti applausi
daranno i teatri Pompeiani! Quante volte
la valle Murcia innalzerà al cielo
 
 405
il nome respinto dall'Aventino e da Pallanteo!
 
Ora concedi che io ti veda dopo aver lasciato gli accampamenti, io che presto sono destinata ad ammirarti con il genero per il secondo consolato". Mentre Roma annunciava tali cose, già la Fama con ali loquaci percorre volando l'Oceano, e ordina con mille lingue
 
 410
ai capi convocati di affrettarsi; la vecchiaia a nessuno
 
si oppone né il cammino né le Alpi si oppongono a causa dei venti invernali, vince il desiderio: avendolo meritato da tempo e insigni per le antiche cariche onorifiche si affrettano verso l'anno del compagno e salvatore. Così non appena recuperò la giovinezza con la
 
 415
feconda morte, la sola Fenice porta insieme le ceneri patrie
 
e le ossa raccolte con i benigni artigli e rivolgendosi verso le spiagge del Nilo avanza dall'estremo Oriente, si raccolgono insieme le aquile e tutti gli uccelli provenienti dal cielo per ammirare l'uccello del Sole; lontano fa risplendere le ali, ignea, per la quale
 
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gli unguenti di cinnamomo del sepolcro profumato odorano.
 
Non inferiore è la moltitudine in cielo: esultano tutti e due i Teodosî e i tuoi dei; lo stesso Sole con le quadrighe giustamente inghirlandate prepara per te un anno degno.
È ignota, essendo lontana e impervia per il nostro
 
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popolo, a stento accessibile per gli dei, orrida madre degli anni,
    la spelonca dell'immensa eternità, che fornisce i tempi dal suo vasto grembo e li richiama indietro. Cinge l'antro il serpente che divora ogni cosa con mite volere, verdeggia eternamente con le squame e divora con la bocca la coda rinnovata,
 
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ripercorrendo gli inizi con il suo silenzioso strisciare.
 
Come custode longeva dell'ingresso, con volto dignitoso, siede davanti all'entrata la Natura e le anime volanti penzolano con tutte le membra. Scrive leggi destinate a rimanere il vecchio venerando che dispone mediante gli astri i numeri,
 
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i corsi stabili e le soste in base ai quali tutte le cose vivono
 
e muoiono con leggi definite. Egli considera attentamente perché il cammino incerto di Marte e quello certo del Tonante abbiano cura del mondo; perché veloce sia il sentiero della Luna
e lento quello di Saturno; quanto Citerea
 
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e il Cillenio compagno di Febo errino con moto sereno.
 
Non appena il Sole si fermò sulla grande soglia di quell'antro, gli venne incontro la Natura genitrice e, benchè più anziana, abbassa il capo canuto ai raggi superbi. Allora il ferro più duro, apertosi spontaneamente, allentò gli stipiti, si apre il profondo santuario
 
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e la sede e i misteri dell'eternità vengono in luce.
 
Vi abitano, distinti nei volti per il vario metallo, i secoli fissati da questi luoghi: là si raccolgono i secoli del bronzo, qui si ergono diritti quelli del ferro, là brillano quelli d'argento. In una zona privilegiata della dimora, difficili a raggiungersi
 
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dalla terra, i fulvi anni, aurea schiera, indugiavano.
 
Tra questi, il Titano dal corpo prezioso scelse per Stilicone un anno speciale con cui insignirlo; allora ordina a tutti dietro di seguirlo e, nello stesso tempo, mentre camminano, si rivolge loro con tali parole: "Ecco, il console per cui abbiamo prorogato i secoli di metallo migliore,
 
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è vicino. Andate anni agognati dai mortali,
    conducete le virtù; allegri per il vino e fertili di frutti, cominciate a fiorire di nuovo grazie alle menti degli uomini. Non fischi il Dragone glaciale in mezzo ai due Trioni, né infuri l'Orsa
per il freddo smisurato, non fremi con fiamma
 
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minacciosa il Leone né la funesta estate bruci le branche del Cancro,
 
né prodigo l'Acquario distrugga i semi della madida urna
con una pioggia precipitosa. L'Ariete di Frisso
porti una fertile primavera con il suo roseo corno,
lo Scorpione non colpisca le grasse olive con la grandine;
 
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la Vergine maturi i frutti dell'Autunno,
 
più mite Sirio latri contro le abbondanti uve."
Dopo aver così parlato, entra negli orti bagnati
dalle crocee fiamme e nella sua valle, che un rivo color
fiamma circonda e versa la sua copiosa luce sulle
 
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erbe irrigue, che i cavalli del Sole mangiano;
 
poi lega la capigliatura, le briglie gialle e le criniere degli alipedi con ghirlande fiammeggianti. In seguito Lucifero prepara gelide acque, l'Aurora orna le chiome e vicino
l'aureo anno gioca con le briglie e mette innanzi
 
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il nome del console: e nei nuovi corsi, passata di nuovo la regione
 
del cielo, gli astri celebrano Stilicone nei Fasti eterei.