AETAS CLAVDIANEA

 

BERLINO - Freie Universität
Fachbereich Philosophie und Geisteswissenschaften,
Hittorfs. 2-4, Sitzungssaal

28-30 giugno 2002

 
 
 

Convegno internazionale di studi dedicato all'opera di
Claudio Claudiano

 

dal nostro inviato
ANGELO LUCERI

Il presente articolo è proprietà dell'autore,
pertanto non può essere riprodotto, anche parzialmente,
senza il consenso dello stesso

 
 

 

Nei giorni 28-30 giugno 2002 si è svolto il Convegno Internazionale di Studi "Aetas Claudianea", dedicato alla vita e le opere del poeta latino Claudio Claudiano. La partecipazione di illustri studiosi provenienti da ogni parte del mondo (Germania, Inghilterra, Irlanda, Italia, Stati Uniti, Svizzera) ha reso particolarmente interessante la rassegna di interventi, volti a ripercorrere non solo le tappe principali della problematica vicenda biografica e letteraria dell'Alessandrino, ma a lanciare, secondo gli intenti degli organizzatori, un ponte tra le generazioni di studiosi claudianei, in un forum di discussione aperto alla puntualizzazione dei progetti di ricerca, nonché al confronto, sempre fecondo, delle più recenti acquisizioni della critica. Ospiti della Facoltà di Filosofia e Studi Umanistici della Freie Universität, grazioso edificio immerso nel verde e nella tranquillità della periferia di Berlino (Dahlem), relatori, studiosi, studenti e semplici appassionati hanno reso omaggio a colui che non è più considerato il mero cantore delle imprese di Stilicone, l'uomo cioè, per usare una ben nota definizione di Gibbon, che sapeva soltanto "elevare i soggetti più vili, ornare i più squallidi e variare i più uniformi", ma una personalità complessa e degna di un'attenzione ancora maggiore, proprio nel momento in cui si celebrano i 1600 anni dal suo floruit (402 d. C.).

 


Freie Universität

Organizzatori del convegno la prof. ssa Gabriele Thome e i proff. Stephan Wheeler, W.W. Ehlers, F. Felgentreu, ai quali vanno i migliori complimenti per gli sforzi prodotti, premiati da una riuscita assolutamente impeccabile nella puntualità degli interventi, nel conforto della logistica, nell'agio infine assicurato a pubblico e relatori.
 

La conferenza si è aperta alle 14,00 di venerdì 28 giugno con il saluto ufficiale del prof. Manfred Pfister, Preside della Facoltà di Filosofia e Studi Umanistici della Freie Universität, il quale ha brevemente ricordato l'importanza di Claudiano all'interno della poesia latina, cedendo poi la parola al prof. Stephan Wheeler (attivo tra l'altro presso la Alexander von Humboldt Universität di Berlino), che ha presentato scopi e modalità del convegno.

Moderatore della prima discussione è stato il prof. W.W. Ehlers (Freie Universität), che ha introdotto la prima relazione, quella del prof. Alan Cameron (Columbia University di New York) dal titolo Poetry and Literature in Late Antiquity. Il prof. Cameron, la cui monografia Claudian. Poetry and propaganda at the court of Honorius, Oxford 1970, ha rappresentato una svolta decisiva nell'interpretazione generale di Claudiano, ha illustrato una lunga panoramica sulla poesia greca e latina tardoantica: in essa l'Alessandrino rappresenta il culmine di un forte interesse in Occidente per la poesia d'occasione di età argentea, costituendo al tempo un significativo esempio di "wandering poet" ("poeta itinerante"), singolare espressione della cultura greca del periodo. Alla luce dell'analisi del Cameron, si può in sostanza ben dire che Claudiano "represents the very essence of late antique literary culture".

 

Paganus pervicacissimus: Religione e 'filosofia' in Claudiano è stato il titolo della relazione del prof. Claudio Moreschini (Università di Pisa), il quale ha brillantemente riassunto i termini della vexata quaestio del cristianesimo claudianeo, concludendo, attraverso l'esame di vari passi (in particolare del carm. min. 31 de Salvatore, del carm. min. 27 de Phoenice, di Ruf. 1, 4 sgg., ecc.), che la 'religione' claudianea non è evidentemente la "religione cristiana", ma una 'filosofia' (o meglio "cultura filosofica" in senso lato) che si rispecchia nelle convinzioni della sua aetas: Claudiano è insomma "informato di filosofia, come una persona colta dell'epoca, ma non è un filosofo", limitandosi a riportare nelle sue opere, "non diversamente da Avieno e da Servio, dottrine filosofiche comunemente diffuse".

 

 

Dopo una breve ma feconda discussione sui temi affrontati, la prof. ssa Gabriele Thome (Freie Universität) ha guidato la seconda tornata di interventi, aperta dalla prof. ssa Isabella Gualandri (Università di Milano) con la relazione dal titolo Claudian's Greek World. La studiosa, ben nota per i suoi numerosi contributi dedicati all'arte claudianea (ricordiamo, tra i tanti, l'insuperato Aspetti della tecnica compositiva in Claudiano, Milano-Varese, 1968), ha messo in luce l'importanza della cultura alessandrina nella formazione del poeta, sottolineando però come tali tracce (in particolare l'insistenza in parecchi passaggi claudianei dell'importanza di Delfi richiama da vicino alcune caratteristiche dell'Inno a Delo di Callimaco) non fossero percepite dalla maggior parte degli uditori della corte di Onorio: in tal senso, conclude la Gualandri, l'Alessandrino potrebbe aver considerato il materiale dei modelli greci come una sorta di importante serbatoio, dal quale attingere liberamente, senza timore di presentarli ad un pubblico per lo più ineducato alla letteratura ellenistica quale originale risultato della propria inventio.

 

 

Ha concluso la giornata l'intervento della prof. ssa Jacqueline Long (Università Loyola, Chicago), autrice pochi anni fa della bella monografia Claudian's In Eutropium, or, How, when, and why to slander a eunuch, Chapel Hill London, 1996. Nel contributo dal titolo Claudian and the city: Poetry and Pride of Place, la studiosa americana ha esaminato numerosi passi in cui la penna di Claudiano si è concentrata sulla topografia di Roma, evidenziando le significative differenze tra l'attenzione dedicata dal poeta all'antica capitale dell'Impero da un parte e Costantinopoli o Milano dall'altra, nelle descrizioni delle quali manca effettivamente un'analoga specifica resa della topografia urbana.

 

 

Sabato 29 giugno ha moderato la prima serie di interventi il prof. F. Felgentreu (Freie Universität), apprezzato autore del volume Claudians "Praefationes": Bedingungen, Beschreibungen und Wirkungen einer poetischen Kleinform, Stuttgart, 1999, che ha ceduto la parola alla relazione della prof. ssa Christine Schmitz (Università di Marburgo), Das Orpheus-Thema in Claudians De raptu Proserpinae: l'analisi della struttura e di diversi passi della più nota (ma anche più discussa) opera dell'Alessandrino ha consentito alla studiosa di individuare significativi paralleli con l'epos, in un ripetersi all'interno del De raptu Proserpinae, di situazioni topiche proposte con allusioni e riecheggiamenti non troppo occulti alla tematica orfica trattata da autori precedenti (Ovidio e il Seneca dell'Hercules furens in particolare). Di notevole importanza, tra tali motivi, l'immagine più volte riproposta della sottomissione delle forze del Chaos alla melodiosa lira di Orfeo.

 

 

Di ampio raggio la successiva indagine della prof. ssa Claudia Schindler (Università di Tubinga), dal titolo "Antiquos evolve duces". Claudians Panegyriken und die epische Tradition, nella quale i panegirici claudianei sono stati analizzati alla luce degli influssi della poesia epica (nella presenza di exempla mitica, di topoi, di ekfraseis, di scene quali concilia deorum, catasterismi, necromanzie, ecc.), la cui originalità si evince nell'adattamento ai toni esclusivamente encomiastici che ne determinano in Claudiano una singolare e quanto mai viva trasformazione.

 

 

All'intervento della Schindler ha fatto seguito un breve scambio di vedute tra i partecipanti al convegno: il dibattito si è svolto con approfondimenti sui temi trattati nelle due relazioni. Con la moderazione del prof. Wheeler, la conferenza è poi proseguita con l'intervento del prof. John F. Makowski (Università Loyola, Chicago), intitolato Claudianus "Ardens et concitatus". Trasferendo all'autore del V sec. il celebre giudizio riservato da Quintiliano a Lucano, Makowski ha presentato una convincente analisi di passi in cui l'influenza dell'autore della Pharsalia è particolarmente significativa in Claudiano, il cui debito, al di là delle eco verbali segnalate a suo tempo da Birt, si concretizza nell'adozione delle stesse "tecniche epiche" dello scrittore di età neroniana. Tra i modelli di Claudiano da non sottovalutare è poi la vis satirica di Giovenale, la cui lezione si avverte nella tensione di alcuni dei più noti passaggi delle invettive in Rufinum ed in Eutropium.

 

 

Il dott. Maurizio Colombo (Scuola Normale Superiore di Pisa) ha presentato uno studio dal titolo The ethnonyms of the Rhine and Danube barbarians in the poems of Claudius Claudian. Sottolineando il ruolo di Claudiano come poeta doctus, capace di utilizzare con acume e disinvoltura diverse fonti storiche (da Tacito e Floro), lo studioso ha presentato vari esempi in cui si evidenzia come nell'onomastica dei popoli barbari incontrati, il poeta abbia in parte usato gli etnonimi consegnatigli dalla tradizione letteraria, più spesso invece adoperato alcune innovazioni desunte o dallo studio della prosa storiografica a lui più vicina (Ammiano Marcellino) o dalla lettura di atti della lingua ufficiale, di cui egli, almeno in qualità di tribunus et notarius, si dimostra perfettamente cosciente, rivelandosi ancora una volta importante e fedele specchio del suo tempo.

 

  Dopo una breve pausa, i lavori sono ricominciati sotto la presidenza del prof. W.W. Ehlers, il quale ha presentato la conferenza del prof. Peter Lebrecht Schmidt (Università di Costanza), Rezeptionsgeschichtliche Erwägungen zur Claudianüberlieferung. Le fini osservazioni dello Schmidt hanno ripreso in esame alcuni degli aspetti più rilevanti della complessa tradizione manoscritta claudianea, proponendo un inquadramento stemmatico diverso dai modelli finora proposti.


Un momento
della conferenza

 
   

Incentrato su un'indagine di alcuni carmina minora è stato invece l'intervento del prof. Jens Michners (Università di Gottinga), Spott und ironie in Claudians carmina minora. La propaganda politica informa gran parte degli scritti claudianei, tuttavia laddove l'ironia si fa sentire più tagliente è in alcuni carmi minori, a quanto pare modellati sulla beffarda poesia di Marziale. Tra i confronti proposti, quello di carm. min. 43 e 44 (entrambi in Curetium) con Martial. 2, 89 o ancora di carm. min. 13 con Martial. 1, 110. Di particolare rilievo anche i carm. min. 21 (De Theodoro et Hadriano) e 23 (Deprecatio ad Alethium quaestorem): forte, anche in questi due casi, la presenza di allusività ironica al celebre autore di epigrammi.

 
   

Ha aperto la seconda parte della sessione pomeridiana (moderata dal prof. F. Felgentreu) la relazione della prof. ssa Catherine Ware (Trinity College, Dublino), Gildo: the making of a tyrant. La figura di Gildone, tratteggiata nell'opera de bello Gildonico, resta uno dei capolavori di Claudiano. Nel re d'Africa, ribellatosi alle insegne di Roma e successivamente sconfitto nel 398 d. C., il poeta di Alessandria incarna il carattere e la personalità di tre terribili "tiranni" della tradizione poetica, ovvero Annibale, Giulio Cesare ed il mitico Atreo, con un'associazione creata da un complesso sistema di riferimenti letterari all'opera di Seneca e Lucano.

 
   

 

Ha concluso la seconda giornata la relazione della prof. ssa Catherine Conybeare (Università di Manchester, Bryn Mawr College), "Mortalia risu vertere": the seriously absurd Eutropius. Attraverso l'attenta lettura di alcuni passi dei due libri della in Eutropium, si è mostrato come la ridicolizzazione dei vizi e delle miserie del potente eunuco di corte giochi un ruolo decisivo nel distruggere agli occhi del pubblico di Occidente il console di Oriente dell'anno 399, poi caduto in rovina anche presso l'entourage di Arcadio.

 
   

 

Ad aprire la terza giornata (domenica 30 giugno), moderata dal prof. Wheeler, è stato il prof. Lucio Ceccarelli (Università dell'Aquila), con la relazione Osservazioni sull'esametro di Claudiano. Lo studio del prof. Ceccarelli si è rivelato, attraverso alcuni concreti esempi, particolarmente istruttivo nell'esame dettagliato e statistico dei fenomeni che caratterizzano gli esametri claudianei, suggerendo di interpretare gli scarti rispetto alla norma metrica quale intelligente mezzo per richiedere al lettore una maggiore attenzione, laddove all'orecchio dei contemporanei tali 'avvertimenti', poco perspicui per i moderni, dovevano risultare "di decifrazione immediata".

 
   

 

La prof. ssa Franca Ela Consolino (Università dell'Aquila), già autrice in passato del fortunato libro Elogio di Serena, Venezia, 1986, nonchè di numerosi contributi sull'opera dell'Alessandrino, ha presentato uno studio dal titolo Poetry and politics in Claudian's "carmina minora". Particolarmente convincente l'interpretazione della Deprecatio ad Hadrianum (carm. min. 22), in cui si riconosce l'abilità dell'operazione poetica di Claudiano (che ha carattere prevalentemente letterario) nel competere con Ovidio, elencando in un solo carme ciò che il Sulmonese aveva distribuito tra le varie elegie dell'esilio. Da sottolineare ancora la brillante spiegazione del carmen minore 50 (In Iacobum), in cui la studiosa vede quale esclusivo bersaglio della polemica claudianea la tattica attendistica del dux Iacobus contro Alarico e non, come pure si è creduto in passato, il Cristianesimo di questi o della corte di Onorio.

 
   

 

Gli ultimi due interventi sono stati introdotti dalla prof. ssa G. Thome: il primo è stato quello del prof. Siegmar Döpp (Università di Gottinga), Claudianus nostrorum temporum vates. Zum Cento des L.A. Decampe. L'interessante studio ha avuto come oggetto la figura del francese Louise Amédée Decampe (Narbona 1788 - Tolosa 1861) autore in gioventù del centone claudianeo Claudianus nostrorum temporum vates. Claudianus de dichter onzer eeuw, pubblicato ad Amsterdam nel 1814 e testimone della fortuna del nostro in un periodo di profondi rivolgimenti politici e sociali. Da segnalare nella rievocazione degli eventi che avevano portato alla nascita ed alla successiva caduta del regime napoleonico, l'allegoria che vede nei panni di un novello Stilicone lo zar di Russia Alessandro I. Con l'opera di Decampe, parafrasando le parole dell'autore stampate nel frontespizio del curioso componimento, si può ben dire che Claudiano è "ressuscité".

 
   

 

L'ultima relazione, quella del prof. Manfred Fuhrmann (Università di Costanza), ha degnamente concluso la Conferenza, essendo dedicata alla fortuna di Claudiano nell'era moderna. Il titolo: Claudian in Neuzeit. Giudizi, riprese, riecheggiamenti letterari, monografie e studi succedutisi tra sedicesimo e ventesimo secolo hanno contribuito a rendere sempre attuale l'opera di Claudiano, della cui importanza sono testimoni quanto mai recenti, proprio i tre giorni della conferenza berlinese.

 
 

 

A conclusione dei lavori, dopo la discussione finale che ha coinvolto relatori e pubblico sui temi affrontati nei tre giorni, è giunto il saluto del prof. Andreas Fritsch, Direttore del Dipartimento di Filologia Classica della Freie Universität, quale ringraziamento ed invito ai partecipanti a proseguire nello studio e nella riscoperta di un autore, la cui originalità e forza poetica ancora oggi valgono la pena di essere approfondite e discusse.


Il momento dei saluti

 

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